Abbigliamento biologico, perché?


I valori dietro la scelta dell’atelier Malia Lab


Cosa si intende col termine “abbigliamento biologico”?

Parliamo di una categoria di capi confezionati con fibre naturali, sia che siano di origine vegetale o animale, che vengono trattate esclusivamente con sostanze naturali e/o a bassissimo impatto ambientale, in ogni fase del processo produttivo. Questo significa che dalla coltivazione o dall’allevamento, all’estrazione della materia prima, alla tessitura, fino alla confezione del capo finito, tutti i processi sono eseguiti rispettando precise normative minimizzando gli effetti sull’ecosistema.

Tuteliamo l’ambiente e la nostra salute

Vestire biologico è quindi un beneficio per noi, ma anche per l’ambiente che ci circonda. Utilizzando meno fertilizzanti chimici, meno trattamenti chimici, meno solventi e composti derivati dal petrolio, la fibra che ne deriva è più naturale, meno contaminata, più sana e l’ambiente ed il nostro corpo ringraziano. Forse non lo sai, ma per la coltivazione delle materie prime, i criteri adottati fanno riferimento al Regolamento UE 2092/91 e sono gli stessi dell’agricoltura biologica alimentare.

Abbigliamento tradizionale e allergie, un problema attuale.

Esiste una corrispondenza fra allergie, reazioni cutanee e l’abbigliamento? Potrebbe sembrare strano, ma la risposta è sì, ed è semplice intuire il perché…La pelle è l’organo del corpo umano con la più ampia estensione. Nonostante sia molto resistente, è sensibile all’aggressione delle sostanze chimiche. I processi produttivi standard dell’industria tessile tradizionale, prevedono troppo spesso, per l’abbattimento dei costi e la velocità dei procedimenti, sostanze chimiche nocive e tossiche. Il tessuto, venendo poi a contatto con la nostra pelle, rilascerà nel quotidiano tali sostanze, che verranno lentamente assorbite dal nostro organismo: nella fattispecie, quello che avviene è assimilabile ad un lento e continuo avvelenamento. Pensiamo soltanto al fatto che, per la realizzazione di una t-shirt, vengono impiegati circa 100 grammi di sostanze tossiche, che inquinano l’acqua e danneggiano l’ecosistema, con un forte impatto sulla flora, sulla fauna e su di noi.

Alcune cifre allarmanti sul fenomeno

Un’indagine realizzata con il patrocinio dell’Unione Europea, ha rilevato che circa l’8% delle patologie dermatologiche sono dovute agli indumenti che indossiamo. Dai dati elaborati da Altroconsumo emerge che l’industria tessile è seconda solo a quelle della produzione di energia con combustibili fossili nella classifica delle più inquinanti, ed impiega nei suoi processi più di duemila sostanze chimiche, molte delle quali dannose per l’ambiente e di conseguenza per la nostra salute.

Purtroppo in Italia, secondo i dati di questi studi, su un campione di 400 dermatiti definite “gravi”, circa il 70% può essere ricondotto all’utilizzo di tessuti non conformi e contaminati da sostanze nocive. Questo avviene perché la legislazione sull’abbigliamento, a livello Europeo è ancora troppo permissiva sulle sostanze da impiegare e i prodotti importati sono spesso poco controllati e hanno etichette poco chiare o non conformi.

Il Ministero della Salute ha incaricato l’Associazione Tessile e Salute di eseguire un’indagine e test di laboratorio sui tessili circolanti sull’intero territorio nazionale, dalla quale sono emersi questi dati:

  • il 29% dei tessuti ha valori di ph che supera i limiti consentiti dalla norma

  • il 6% dei campioni contiene metalli pesanti; metalli come il piombo, il mercurio, il cadmio ed il cromo, vengono utilizzati nei processi di colorazione dei tessuti. Questi possono essere assorbiti dal corpo e causare danni irreversibili al sistema nervoso e al fegato.

  • il 4% contiene ammine aromatiche; utilizzate nella produzione dei coloranti possono causare tumori cutanei, alla vescica, ai reni, al fegato e del sangue.

  • Il 4% dei campioni testati è risultato positivo al contenuto di coloranti allergenici

  • Infine il 4% presenta formaldeide; prodotto chimico utilizzato come disinfettante nell’industria tessile, causa irritazioni e bruciore alle vie respiratorie nonché cefalee e stanchezza.

Cosa fare allora?

Comprare meno, comprare meglio! Può sembrare un consiglio scontato, ma non lo è. Privilegiare indumenti di qualità media, quindi non abbigliamento griffato ed evitare come la peste quelli da “fast fashion” compulsivo. Se trovate un cestone che accoglie biancheria, intimo o canottiere a pochi spiccioli, evitate! Ne va della vostra salute. Sicuramente il consiglio più importante è di acquistare biancheria ed intimo di qualità, meglio se certificata almeno OEKO-TEX (delle certificazioni parleremo in altri articoli, quindi seguiteci…), questo perché sono indumenti che utilizziamo sempre e proteggono le nostre zone più sensibili, quindi possibilmente devono essere sani e naturali, così da non trasmettere nessun agente aggressivo alla pelle. Importante tra l’altro, evitare specialmente per l’intimo, i colori scuri, che essendo sottoposti a processi di tintura più aggressivi, rilasciano sulla pelle un quantitativo maggiore di sostanze, durante il normale processo di sudorazione. Infine i consigli che tutti sappiamo e applichiamo normalmente:

  • Leggere sempre l’etichetta ed evitare poliammidi e poliesteri (realizzati in laboratorio)

  • Lavare sempre i capi appena comprati

  • Utilizzare detergenti poco aggressivi e inserire in lavatrice un po’ di bicarbonato, o di aceto, alleati ineguagliabili per la pulizia.

  • compatibilmente con le nostre capacità economiche, acquistare abbigliamento certificato, in ordine di importanza. (Più sono a contatto con la pelle e zone sensibili, migliori devono essere i materiali)

L’esempio dell’olio di palma, la sensibilizzazione cambia il mercato

Se tutti compriamo indumenti bio, il mercato inizierà a dirigersi verso quella direzione. Vi ricordate la storia dell’olio di palma? Bene, più o meno “sensibilizzando” le persone sulla problematica, le grandi aziende hanno iniziato ad abbandonare tale ingrediente a favore di uno più adatto al nostro regime alimentare. Qui si aprirebbe un discorso ancora più ampio, sulla reale valenza della conquista (di fatto non è olio di palma, ma la provenienza di quell’olio qual è? Come viene estratto?) e sul fatto che l’olio di palma era uno dei tanti ingredienti di cui potremmo fare a meno o limitare l’utilizzo, ma appunto l’esempio serve all’uso. La sensibilizzazione dell’opinione pubblica ha modificato l’andamento della produzione e del mercato. Noi siamo la domanda, ognuno di noi rappresenta una piccola fetta del mercato e come tale, possiamo agire sull’offerta.

Malia Lab l’alternativa artigianale biologica

Gli indumenti biologici generalmente hanno un prezzo superiore alla media, perché il prezzo dei tessuti è maggiore, ma è maggiore anche la qualità. Quando acquisti un indumento biologico, acquisti un capo duraturo e naturale, che arricchirà il tuo armadio per più di una stagione. Proprio questa è la filosofia che abbiamo scelto di perseguire. Offrire un capo di qualità artigianale, confezionato con tessuti naturali provenienti da rivenditori certificati, un capo che vi accompagni giorno dopo giorno, che sia utile e funzionale. Malia Lab è un marchio di moda italiano, che produce, in Italia, capi di abbigliamento artigianale con tessuti biologici. Quando acquisti un capo realizzato in Italia, da produttori italiani, stai aiutando tutto il movimento a crescere. Quindi sia che acquisti un nostro prodotto, che uno degli altri produttori che seguono questa filosofia, ricorda che non stai solo acquistando un prodotto di qualità superiore, ma stai promuovendo un’idea, la stai sostenendo col tuo contributo e la stai aiutando a crescere. Per cambiare basta poco. Per migliorare serve solo un po’ di consapevolezza che acquistare meglio ed in maniera etica, può realmente fare la differenza. PS. Se sei stato così coraggioso da leggere tutto l’articolo, sappi che proprio da persone come te, può partire la svolta. Non serve per forza acquistare, basta anche solo condividere l’idea fino a renderla virale. Condividendo con i tuoi amici il post, la pagina facebook, il sito web o l’articolo del blog Malia Lab, contribuisci a far conoscere la nostra filosofia e aiuti un piccolo brand di moda italiano a far conoscere la sua idea innovativa di moda. Col contributo di tutti possiamo cambiare in meglio. Al prossimo appuntamento e come sempre seguiteci sui social per gli aggiornamenti.

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